Tipologie di allenamento: la scia in bici


Prima o poi arriva per tutti il difficile momento in cui qualcuno ti dice: adesso che pedali da un po’ devi imparare a stare in scia.
Ma perché serve la scia?
E’ davvero necessario?
Non posso continuare a fare schifo da sola?

Purtroppo no, non si può, è una tappa obbligata per il triatleta, e per la mia esperienza posso dirvi che a volte è questione di vita o di morte.

Era una calda mattina di agosto e con la squadra eravamo a un raduno in altura.
Il menu del giorno prevedeva uscita in gruppo, suddivisi per livello, partenza e riscaldamento tutti insieme e poi ogni gruppo era destinato a una diversa salita.

Non bastava il dover stare in scia, pure la salita.

La partenza non fu facile, salitella immediata per immettersi nel traffico e poi un pezzo di paese con strade strette e piene di gente.
Io che andavo piano come le vecchie con la e-bike scarica sul Naviglio, ero discretamente preoccupata per ciò che mi aspettava.
Fortunatamente in quel tratto andarono piano un po’ tutti, quindi riuscii a non staccarmi e arrivai con loro all’inizio del percorso vero e proprio del nostro giro.

Ecco che iniziò la mia prima vera scia in bici.

E finì subito perché mi staccai dopo 5 pedalate.

Mandarono un povero prescelto per demerito a prendermi e in qualche modo mi riagganciò al gruppo.
La mia scia proseguì con continui tira e molla, ero più stanca che se avessi pedalato da sola sul muro di Sormano all’indietro, però non potevo arrendermi, dovevo stare a ruota.

Come saprete, se siete triatleti (se non lo siete rimanete felici nella vostra inconsapevolezza, date retta a me), la scia richiede tecnica di guida non indifferente, che io naturalmente non avevo.

Non ebbi occasione di beneficiare del risparmio dello sforzo e della protezione del gruppo contro il vento, ero troppo occupata a veder passare davanti la mia vita ogni due metri e a scegliere come farmi vestire per il funerale.

Fortunatamente il riscaldamento di gruppo durò poco e ben presto io e gli altri del gruppetto più lento ci staccammo e girammo verso la nostra salita.

In quel momento tre triatleti ci sorpassarono a un’andatura tale che secondo me poco dopo li ha beccati l’autovelox.

Ma chi erano?
Lo scopriremo più avanti.

Bene, la regola della salita quando il gruppo è eterogeneo è “ci si aspetta in cima”.
La mia prestazione fu tale che il gruppo, ormai infreddolito, fu costretto a ripartire un secondo dopo il mio arrivo.
Per non fare la strada da sola e per ritentare la scia, che a quel punto sapevo mi sarebbe stata utile come una trasfusione in caso di emorragia, decisi di non fare pausa, girai la bici e ripartii con loro.

“Tanto è discesa” pensai.

“Figurati se mi stacco”, aggiunsi.

Mi staccai.

Arrivata in fondo mi ricordavo solo l’ultimo bivio prima della salita, lo ripercorsi a ritroso e mi ritrovai sulla statale principale.

Poco male, pensai, sono sola, vado al mio ritmo.
Il mio ritmo però era molto simile a quando la macchina sussulta perché hai finito anche la riserva, e iniziai a preoccuparmi di non riuscire a tornare.

Fu allora che qualcuno mi trasse in salvo.

Mentre arrancavo nonostante il falsopiano in discesa, i triatleti che avevo incontrato all’andata mi superarono sverniciandomi la bici e urlandomi: “Mettiti in scia!”

Come no, simpatici.
Ma vi siete resi conto?
Ma secondo voi?
Grazie eh, come se avessi accettato.

Uno di loro ebbe compassione e rallentò per aspettarmi.
Lo chiamaremo “il triatleta azzurro”, un po’ come il principe che salva la donzella dall’orso nel bosco, ma soprattutto perché era vestito con un completo da bici azzurro.

Ma chi era il triatleta salvatore della disgraziata abbandonata dal gruppo?
Era lui.

Quel giorno scoprii che la scia non dipende solo dalla capacità di chi sta dietro, ma anche e soprattutto dallo stile di guida di chi sta davanti, che più è omogeneo e pulito più è facile rimanere in scia.

E così, attaccata alla ruota del triatleta azzurro, non solo sorpassai il gruppo che mi aveva abbandonato a una discreta ed egocentrica velocità, ma arrivai anche in hotel sana e salva e ancora in grado di respirare autonomamente.

Morale: uscite in scia solo con chi sa tirare o in alternativa portatevi dietro dei sassi da tirargli sul coppino quando fa tira e molla e non vi aspetta!

3 thoughts on “Tipologie di allenamento: la scia in bici”

  1. Ho pensato… ah beh, ‘sti ca… tra lui e Federica Di Nicola, punti in alto nelle tue amicizie ??????

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