Amicizie in squadra: la ragazza con gli occhi blu


Ogni volta che si comincia una nuova avventura, ogni paura o dubbio sono più facili da affrontare se si ha di fianco qualcuno che li condivide con noi.
Anche il triatleta, seppur forte e che non deve chiedere mai, necessita a volte del compagno di merende, dello sparring partner, o semplicemente di qualcuno sulla cui spalla piangere copiose lacrime.

E io ebbi una discreta fortuna, perché la incontrai il primo giorno, la mia compagna di merende.
Avevo già parlato di lei qui, la ragazza con gli occhi blu.

Quella mattina, come avrete letto, avevo di fronte a me una sfida difficile, il nuoto con la squadra.
Mi svegliai alle 3.30 per essere in piscina alle 6.55; mentre indossavo il mio nuovissimo costume taglia “ma dove vai, rivestiti”, speravo di essere io a preoccuparmi troppo, e che poi una volta arrivata avrei trovato facce amiche e simpatia.

E fu così che incontrai la ragazza con gli occhi blu.

Entrai nello spogliatoio e, come già sapete, non riuscivo nemmeno a capire come aprire l’armadietto.
La ragazza con gli occhi blu, molto gentilmente, si avvicinò e mi spiegò come fare.

“Sei nuova?” mi chiese.
“Si vede?” pensai.
“Sì!” risposi.
“Anche io ho appena iniziato, ci vediamo in vasca”.

Mi lasciò da sola per finire di prepararmi e se ne andò.
A giudicare dalla sua età, non esattamente simile alla mia, e dal suo fisico, identico al mio ma fratto tre, pensai che questa fosse già una forte, non sapevo neanche se crederci che aveva davvero appena iniziato.

E invece era vero, me la ritrovai con me nella corsia 1, la corsia Ufficio Sinistri!

Beh, più brava di me lo era davvero, ogni mia vasca erano 12 delle sue, ma ogni volta che ci fermavamo al recupero insieme era sempre gentile e sorridente.
Decisi che mi piaceva.

Quello fu il giorno in cui nacque la nostra partnership, una collaborazione continua e costante verso la scoperta del triathlon e di tutte le sue sfaccettature, con un solo e unico obiettivo da parte mia: mandare in avanscoperta lei così poi avrebbe insegnato a me.

Feci i conti senza l’oste, però, e ben presto mi resi conto di non conoscerla ancora bene.
Accadde una mattina sempre in piscina, quando arrivai in ritardo e lei era già a bordo vasca a mettere la cuffia.
La vedevo di spalle e c’era qualcosa di strano, era tutta bruciacchiata, una scottatura tremenda sulla schiena (oggi 5 anni dopo ha ancora il segno, così per dire) e un’espressione strana sul viso.

“Dimmi subito cosa hai combinato.”
“No niente, sono andata via per il weekend e ho fatto un Ironman 70.3.”

Ecco cosa non sapevo della mia nuova amica, che era completamente pazza!
Ebbene sì, la sua prima gara fu un mezzo Ironman, senza passare da nessuna distanza inferiore.
Lo comunicai all’allenatore anche se lei non voleva, tutti la applaudimmo, soprattutto io, a metà tra orgoglio e terrore.

Le settimane passarono e anche per me arrivò la possibilità di mettermi in gioco in una gara, ma nel mio caso solo nuoto in acque libere.

Perfetto, pensai, c’è solo un piccolo dettaglio: non ho mai nuotato in acque libere.
Un problema non proprio trascurabile.

Dal momento che la mia nuova amica aveva dimostrato una certa predisposizione verso le avventure sconsiderate, le chiesi di accompagnarmi al lago per provare.

Arrivammo al lago una mattina di una bellissima giornata di sole, ad accoglierci le anatre e altri triatleti, tutti perplessi nel vederci tirare fuori dallo zaino prima la muta e poi il borotalco.

“Mi hanno detto che va messo” disse la mia amica.
Diciamo che nei primi anni non aveva dei gran bravi consiglieri.
“Mi fido, passamene un po'”.
I triatleti che intanto gonfiavano le boe ci guardavano come se fossimo pazze, ma noi non ci facemmo caso, eravamo troppo impegnate a vergognarci di essere al mondo.

E così, tutte infarinate, come i fiori di zucca alla romana in pastella, ci buttammo in acqua.

Come andò? Andò benissimo.
Perché le cose fatte insieme e ridendo vengono sempre bene.

Uscii dall’acqua soddisfatta della mia impresa, avevamo nuotato circa 2.000 metri, ci eravamo fermate al largo a chiacchierare e avevamo guardato il panorama meraviglioso che si vede dal centro del lago.

Nel tornare alla macchina pensai che la mia gara si avvicinava e che io finalmente avevo superato un ostacolo: ero sopravvissuta alle mie paure, ma soprattutto alle piovre del lago.

Poi un pensiero mi assalì: alla gara non ci sarà la mia amica a farmi compagnia!

Morale: iscrivetevi alle gare sempre in coppia, magari però scegliete gente che come prima gara non faccia cose terrificanti come lei!

Chi è la mia amica? Eccola qui.

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