Tipologie di allenamento: Le ripetute di corsa in salita

Già la parola “ripetute” non è di buon auspicio.
Se poi ci aggiungiamo “in salita”, ecco che il triatleta sa che quella sarà una giornata difficile.

Non si domanda se sia utile o meno o a cosa serva effettivamente, sa che va fatto perché è nella tabella, e chi è lui per metterla in discussione?

Se, come me, vivete nella pianura padana, saprete che fare le ripetute in salita comincia con la caccia al tesoro, ovvero, la caccia al cavalcavia.
Deve essere abbastanza ripido ma non troppo, meno trafficato possibile, illuminato, con vicino una zona in piano dove fare riscaldamento e defaticamento.

No ponte della Ghisolfa, nemmeno dopo le 22.
No Montagnetta di San Siro, che quella è per la gente che sa correre davvero.
Quindi non per me.

La mia ricerca del cavalcavia perfetto durò poco, chiesi al marito già runner e mi indicò una piccola salitella di quelle che si fanno per uscire dal Naviglio.
Arrivata a destinazione pensai che fosse tutto perfetto.
Strada in piano per il prima e il dopo e salita breve ma intensa per il lavoro centrale.

Il menu del giorno prevedeva frazioni da venti secondi di salita veloce e ritorno camminando.
Ci misi più a impostare il Garmin cercando di indovinare in quanto tempo sarei scesa camminando che a fare l’allenamento stesso.

Completai il riscaldamento, emozionata dall’idea del mio primo allenamento difficile, visualizzavo traguardi di maratone, di ultra trail, me che solcavo i boschi ripidi delle montagne più impervie.

Ed eccomi a iniziare la prima ripetuta.
Il Garmin vibrò dando inizio alla salita.
Procedevo a passo speditissimo, una gazzella, una campionessa!
“Accidenti”, pensai, “sono davvero brava”, sentendomi Rocky Balboa durante la sua famosa scalinata.
Guardai il Garmin, erano passati solo 5 secondi.
Me ne rimanevano 15.
Per molte altre ripetute.

I minuti passavano e un gatto della villetta a ridosso della salita mi faceva compagnia.
Ero sudata e accaldata nonostante fosse inverno, le gambe iniziavano a cedere, la discesa camminando diventava una corsa contro il tempo perché il Garmin era sempre pronto lì a vibrare per la salita successiva.

Inutile dire che il ritmo di corsa cambiò drasticamente dalla prima salita all’ultima, ma anche già alla seconda.
Insomma, avevo sottovalutato moltissimo l’impresa.

Ma la volontà di ferro di ogni triatleta entra in gioco sempre quando serve e mi permise di terminare il mio allenamento.

Tornai a casa fiera di me stessa, con dati alla mano a testimoniare la mia impresa.
Il marito guardò il grafico dell’altimetria, poi me, poi il grafico, poi me di nuovo.
Alla fine trovò il coraggio e mi chiese “Scusa ma a quale salita sei andata?”
“Quella che mi hai detto tu! Lì dove c’è il primo ingresso al Naviglio!”
“Beh, io veramente ti avevo detto l’ultimo, quella dove sei andata tu è a malapena un falsopiano…”

Ci sono tornata anni dopo, ormai più allenata, e sul primo momento ho pensato che il Comune avesse commissionato dei lavori per spianare la strada di cui io non ero al corrente, perché no, non poteva assolutamente essere quella.

E invece.

No, non era decisamente una salita!

3 thoughts on “Tipologie di allenamento: Le ripetute di corsa in salita”

  1. Non so se sei una super runner, ma una scrittrice sicuramente sì. Bel ritmo, gradevoli accelerazioni, ottimi recuperi, sorrisi in scioltezza, forse dovresti cambiare sport ?

    1. Veronica Cinelli

      Ti ringrazio! Beh no, una super runner non sono ahahah, mi trovo meglio a scrivere 🙂

  2. Pingback: La settimana del triatleta...in inverno • Fitness Garden

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