Il triatleta in vacanza: seconda parte

Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni.

Sorpassato lo scoglio del viaggio e dell’arrivo, per il triatleta è tutto in discesa.
La famiglia e il cane sono ormai in atteggiamento vacanziero, meno attenti ai suoi spostamenti, e ben contenti di fare qualche sonnellino in più.

Ed è allora, durante i sonnellini altrui, che il triatleta esprime la sua natura.

Al mattino è sempre il primo ad offrirsi per andare a prendere i cornetti freschi appena sfornati, vestito da corsa per comodità (dice), troverà sempre una coda interminabile al panificio, giusto quei 40-45 minuti comodi per una corsetta a digiuno lungomare.

Nella mattinata in spiaggia, approfitterà di un momento di relax della famiglia e si allontanerà per quella che sembra una passeggiata rilassante. In realtà ha in tasca cuffia e occhialini, e, superato il Bagno Mariuccia, certo di essere ormai nascosto, farà un 1500-2000 aerobici in acqua fino alla boa al largo e ritorno.

Il problema, però, è l’allenamento in bici.

Dove potrà mai trovare il nostro triatleta una scusa per non sentirsi dire “ma anche in vacanza ti alleni sempre?”.

Intanto, la famiglia sa che la bici c’è, era in macchina, ha fatto finta di non vederla e ignorato il suo ipotetico utilizzo, ma perlomeno si parte avvantaggiati, non cogliamo nessuno di sorpresa.
Ed ecco l’idea: “Amore, che ne dici oggi pomeriggio di andare a fare un po’ di shopping ai mercatini del centro? Tieni la mia carta di credito”.

Non fa in tempo ad appoggiare la carta sulla mano della moglie che ha già i satelliti agganciati.

Talmente veloce che non ha fatto in tempo a salvare su Garmin Connect nemmeno un percorso.

Pazienza, si dice, andrò un po’ a caso.

Ed eccolo partire per le strade del paese, stupefatto e contento di potersi godere un allenamento lontano dal caos quotidiano, senza orari e senza il solito smog della città.
Solca le statali con allegria, intravede delle salite e decide di affrontarle, supera i negozietti e sorride agli anziani seduti fuori.

Poi lo vede, eccolo, grande e maestoso, procede regolare e sicuro come chi sa quello che fa. E’ lui.

Il gruppo di ciclisti del posto.

Decide di raggiungerli, d’altronde si pedala meglio in compagnia, speriamo vadano piano, oppure chissà, magari vado più forte io. In ogni caso sarà un successo, alla peggio prendo la scia.

Si avvicina a grandi pedalate, fuori soglia e già in debito di glicogeno, ma non desiste, raggiunge l’ultimo della fila, saluta e chiede: “Posso aggiungermi?”

“Ma certo, sei qui in vacanza?”
“Eh si, sono arrivato da pochi giorni, volevo fare un giretto per i dintorni ma non conosco le strade”
“Tranquillo ciclista-non-del-posto, vieni con noi che ci si diverte”.

E così il giro inizia, il triatleta non ha ancora avuto il coraggio di confessare di non essere un ciclista, si sente parte di qualcosa di più grande, cela la sua natura e si gode l’esperienza. Certo di non essere scoperto.

Ma viene ben presto smascherato, più o meno a metà della prima salita.

“Pedali da tanto?”
“Non da tantissimo”
“Beh si vede, dovresti tenere una pedalata più regolare e risparmiare energie, che allenamenti fai?”
“Sai faccio tanti sport…”
“Ma non sarai mica…”
“Eh…si….”
“Ragazzi sentite qua, è un triatleta!”

E tra le risate generali si arriva in cima alla salita.
Durante la pausa caffè il triatleta subisce le peggiori prese in giro da parte dei “veri” ciclisti, e si consola pensando “tanto io domattina corro e voi no, gne!”

Ma la mattina dopo, ahimè, non corre neanche lui.
Per tenere la scia del gruppo e fare la salita a velocità “salviamo la reputazione” si è infatti procurato una bella contrattura, e fine dei giochi.

Vabbè, dai, allora adesso inizia la vacanza!

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