Tipologie di allenamento: la bici in gruppo

Un gruppo di persone che condivide un obiettivo comune può raggiungere l’impossibile.

Suona la sveglia, è domenica mattina, la spegni di botto per non svegliare nessuno e controlli che ore sono.

Sono le “hai accettato di uscire in bici in gruppo di domenica presto”.

Tra la vita e la morte ti alzi, i propositi del giorno prima di preparare tutto e fare colazione con calma sono naufragati all’ennesima puntata in più su Netflix che non avresti dovuto guardare la sera prima.
Ma ormai sei in ballo, a occhio e croce hai giusto tempo per sveglia e caffè, barba e bidè e poi devi caricare la bici in macchina e scappare.
Fortuna che almeno la barba non la devi fare.
E’ la tua prima volta in bici col gruppo e non puoi fare tardi.

L’appuntamento non è MAI vicino a casa tua, scoprii ben presto.
Questa è una regola.
Ogni gruppo di bici ha il membro di predominio, colui che decide il luogo di ritrovo ad un metro dal suo cancello, e nessuno ha mai il coraggio di contestare.

Il pentimento di aver accettato mi assalì violento, avrei fatto qualsiasi cosa pur di non andare, anche una gastroscopia senza sedazione.
Ma ormai avevo accettato, e non potevo accampare scuse.

Facciamo il check di cosa mi serviva:

– La bici
(Non è così scontato ricordarselo)

– Le scarpe da bici
(Idem come sopra, non vi dico a quanta gente è toccato fare il muro di Sormano con le Converse)

– Le barrette
(Portatele, maledetti, sempre a chiedere agli altri!)

– I soldi per il caffè
(Portate anche questi, infingardi, sempre a farvi offrire dagli altri!)

– La busta di plastica per proteggere il cellulare
(In bici si suda, molto, ma si tende a dimenticarselo sempre prima di partire. Ma soprattutto, a volte piove)

– Antivento/Antipioggia
(A meno che non sia il 15 agosto, portateli sempre. Ma comunque piove anche ad agosto, anzi, quella unica volta che non portate l’antipioggia piove di sicuro ai limiti della grandine)

– Kit per forature
(Ripeto quanto già detto per soldi e barrette, scrocconi!)

– Borraccia e acqua a sufficienza
(L’ho messa per ultima anche nella lista, immaginate quante volte possa essermela scordata).

Arrivai all’appuntamento, in perfetto orario, per scoprire che il perfetto orario è precedente alla partenza di soli 10 minuti al massimo, e in quel breve lasso di tempo devi passare da seduto in macchina, ancora mezzo da vestire, a seduto sulla bici coi satelliti già agganciati.
Si capisce come mai poi la gente fa il muro di Sormano con le Converse, non ha tempo di mettersi le scarpe!

Credetemi, non è per niente facile.

Ci siamo tutti? No.
Siamo tutti pronti? Nemmeno.

Pazienza, si parte!

Ero già in soglia anaerobica mentre finivo di agganciare l’ultimo piede e coi denti agganciavo il casco, persa la scia ancora prima di prenderla.
Raptus di follia e via al sedere dell’ultimo ciclista.
Che non era ultimo perché era lento.
Ma tu sì.
Si prospettava una lunga mattinata.

La fortuna del principiante è quella cosa che ti fa credere che tutto andrà bene ma ti mente, per cui per i primi chilometri rimasi più o meno agganciata a quello davanti, a 175 all’ora che per il gruppo era riscaldamento, per me era senso di morte imminente.

Rimasi attaccata per un tempo infinito, quasi ormai convinta che fosse una cosa alla mia portata, poi arrivò il primo semaforo.
Poi il secondo.
Poi una rotonda.
Al terzo semaforo mi telefonarono per sapere dove fossi.

“Arrivo arrivo!”

Mandarono un povero disgraziato a prendermi, che come i gregari del Giro quando vanno a prendere l’acqua all’ammiraglia, mi recuperò con un sorriso tirato dicendomi “non ti preoccupare, succede a tutti la prima volta”.
Sottotitolo “li mortacci tua e di chi ti ci ha mandato”.

In qualche modo riuscii ad arrivare viva alla pausa di metà giro.
Avevano già tutti bevuto il caffè, fatto pausa bagno, mangiato le barrette.
Qualcuno aveva fatto in tempo anche a fidanzarsi.
Tempo di sganciare il secondo piede che era già tempo di agganciare già il primo perchè stavamo ripartendo!
Niente caffè, niente pipì, niente barretta.
Vabbè tanto sei diversamente normopeso, un po’ di ritmo lipidico e le riserve gireranno.

Ma si riparte a ritmo “non trovo le parole per augurarvi le peggio cose a voi lassù che tirate”.

Finalmente arriviamo alla meta.
Il giro di bici è finito.

“Allora com’è andata? Ti sei divertita?”

Tantissimo guarda, la prossima volta chiamatemi ancora, anzi mettetemi nel gruppo Whatsapp, questo corso di sopravvivenza mi può sempre tornare utile nella vita!

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