La settimana del triatleta

La disciplina è il ponte tra gli obiettivi e la loro realizzazione.

Cominciai a rendermi conto in cosa mi fossi cacciata quando ricevetti la prima scheda settimanale di allenamento.
Cominciava per me la fatidica nuova vita, dove le settimane non erano più un susseguirsi di 7 giorni fatti da 5 giorni feriali e dal weekend.

La mia era la SETTIMANA DEL TRIATLETA.

Sul momento mi sembrava tutto una figata: ma certo che mi sveglio all’alba per nuotare, ma ovvio che subito dopo vado pure 2 ore in bici, ma ti pare che la sera prima di cena io non esca a fare una corsetta?

Nella mia testa si delineavano traguardi, gare importanti, qualche podio, io magrissima, e mazzi di fiori e materiale tecnico in regalo.
Pensavo al successo, pensavo al dopo, ma non avevo fatto i conti con il prima. E soprattutto il durante.

Ovvero che dovevo, innanzitutto, smettere di “magnare”.
E di dormire.
E di avere voglia di vivere.

Ma come funziona la settimana del triatleta?

Lunedì

Di solito si nuota, all’alba, anzi prima: arrivi in piscina e nemmeno quelli delle pulizie hanno voglia, figuriamoci tu. Ti alzi prima del gallo del vicino, prima dei cani che vengono portati a spasso prima di andare a lavoro, prima dei netturbini, prima di tua nonna.
In macchina, mentre vai verso la piscina, incontri solo gente che torna a casa dal turno di notte o da ballare.
Il “chi me lo fa fare” raggiunge livelli incontrollabili, ed è solo lunedì.
In certi periodi dell’anno corrisponde anche al giorno dopo la gara, roba da mollare tutto e iscriversi subito a ginnastica dolce con le vecchie dell’oratorio.

Martedì

Oggi vogliamo stare leggeri, il nuoto del lunedì è assassino, scegliamo un’oretta di bici indoor.
E anche qui la sveglia suona prima del gallo più insonne nella storia dei pollai, perchè, ricordiamolo, siamo triatleti amatori, e dopo si va a lavorare!
Per cui rapidi, apriamo gli occhi, laviamoci giusto 4 denti, incisivi sopra e sotto, che a lavarli tutti si fa tardi.
Mezza banana sotto braccio e via col sedere sulla sella, appesa a una bici che amiamo più di mogli e mariti, agganciata a rulli che ti dicono con un sensore anche la ricrescita dei peli.
E lì, appollaiati sul trespolo, finalmente sentiamo il canto del gallo, e sembra dire “ma chi te lo fa faree are are areeee”.

Mercoledì

Eccolo il giorno centrale della settimana, quello che ti fa dire “siamo già a metà strada verso il weekend”.
Ma non per il triatleta, che sa benissimo di non aver ancora assolutamente scollinato, e anzi, in questo giorno si gettano le basi per la dose di ansia che ci servirà per affrontare il weekend, vero terreno di gioco per noi amatori, che, liberi da lavoro e scacciata in malo modo la famiglia, possiamo finalmente goderci le ore di sofferenza in santa pace.
E quindi, si corre!
Sveglia alla stessa ora dei giorni precedenti, ormai gli occhi si aprono da soli un secondo prima del “bip bip”, già intrisi di lacrime.
Ma noi amiamo questo sport, quindi via, giù dalle brande.
I calzoncini e la maglietta preparati la sera prima sono gelidi come il Liuk nelle torride estati d’agosto; la sera sottovalutiamo sempre quanto freddo può essere quando ti alzi e ti vesti a un orario in linea con un altro emisfero.
Vabbè, oh, noi siamo uomini e donne di ferro, raccogliamo una felpina, un manicotto (uno solo che l’altro è rimasto in lavatrice), il cellulare, le chiavi e il coraggio.
E via a correre!

Giovedì

La settimana sembra ripartire da capo in un turbine infinito: si torna a nuotare.
Ma stavolta ad attenderci c’è il lavoro di forza in acqua!
Non ci è bastato alzarci prima dei panificatori che rimettono il lievito, affatto, ora ci aspetta anche un’ora (ma poi è sempre un’ora e mezzo) di fatica di quelle vere.
Arriviamo a bordo vasca e iniziamo ad arredare: palette, pull buoy, laccio (e in genere si levano i cori “noooo ho dimenticato il laccio!”), borraccia, boccaglio (…), varie ed eventuali.
Il muretto della corsia sembra il muro del pianto, considerato che in corsia in genere si è in minimo 5 persone, accedere al proprio materiale può diventare difficoltoso… soprattutto quando ti cade qualcosa dall’altra parte, e allora ti devi sollevare camminando sulle acque e recuperare l’attrezzo essenziale, sparando un picco anaerobico lattacido che ti comprometterà il personal best nei 50 delfinetto (perché sei troppo amatore per saper nuotare a delfino vero).

Venerdì

Thank God It’s Friday! NO.
Devi correre, e, caro mio, oggi hai doppia corsa! Hai letto bene la scheda? Frettolosamente come al solito? Peggio per te, gambe in spalla che la giornata è lunga.
Sveglia presto, ma ormai non stiamo più neanche a dirlo: 2 datteri ingoiati col latte di mandorla, che se bevi quello normale potrebbero esserci incidenti, e via a correre con un solo e unico pensiero: “mi tocca correre di nuovo stasera”.
Finisci di lavorare, torni a casa in fretta che ti vuoi togliere il pensiero.
Ti vesti, esci, hai preso tutto? Il Garmin è ancora in cucina in carica.
Risali gli scalini due a due, l’ascensore è da dilettanti, e in tempo zero sei sotto casa ad aspettare che si aggancino i satelliti.
Pronti, via! Ottime sensazioni, non credevo, e ho pure corso stamattina eh, ragazzi che figata, dai dai che allo sprint di Cernobbio faccio il podio di categoria.
Saluti un altro runner, e ti senti un po’ migliore, figuriamoci se pure lui ha corso anche stamattina. Ma tu sì, tu sei un triatleta.

Sabato

Ma ce lo stiamo pure a chiedere? Lungo di bici!
Hai organizzato il gruppetto perché come fai da solo a pedalare 4-5 ore?
Ed eccoli i tuoi compagni di allenamento, pronti a partire.
C’è l’eterno sovrappeso, 35 camere d’aria e un fast, 2 antivento e 6 anti pioggia, mezza barretta.
Convinto di non dover mangiare per utilizzare i grassi di scorta per 4 ore, morirà di fame dopo il primo cavalcavia.
C’è quello che non si allena mai e dice a tutti “oh andiamo piano”, al primo semaforo è in prolunga a 43km/h e ti urla “attaccatii” (te lo dico io dove ti devi attaccare te!).
C’è quello che sta zitto zitto, non ha mai tirato un metro in vita sua, prende scie anche dalle grazielle quando pedala da solo, è un po’ come l’atleta a carico, te lo ritrovi nel 730.
Ma siamo tutti amici, perché siamo accomunati da una grande passione: la ricerca del Kom su Strava!

Domenica

Immancabile come il cacio sui maccheroni, la domenica c’è il lungo di corsa.
Hai valutato che 2 ore di corsa sono meglio che 6 di bici ai fini del divorzio, quindi ti svegli un attimino prima della famiglia ed esci ad allenarti.
In queste ore di quiete ripercorri la settimana e ti senti soddisfatto, sulle strade non c’è ancora nessuno, la temperatura è mite e la stagione di gare sta per iniziare.
Ti senti in forma, leggero, potresti correre per ore, sei felice.
E poi quella sensazione, molesta, insistente.
OH NO (e invece sì).
Il latte di mandorla era finito e nella fretta hai bevuto quello normale.
Caldo.
Col caffè.
Ed è così che molte settimane di molti triatleti finiscono: dietro un cespuglio.

Morale: qualsiasi allenamento facciate, a qualsiasi ora, ricordatevi i fazzoletti!

4 thoughts on “La settimana del triatleta”

  1. Molto divertente (e veritiero).
    Hai solo scordato il particolare della moglie/marito che guarda in cagnesco quando ti chiede “domani a che ora puntiamo la sveglia?” e tu rispondi:” come al solito, alle 5:30″

  2. Pingback: Domanda: ho poco tempo, posso lo stesso fare triathlon? • Fitness Garden

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