Il secondo allenamento: bici

Nessuno può tornare indietro e incominciare un nuovo inizio, ma chiunque può partire oggi e creare un nuovo finale.

Quando decisi di ricominciare a pedalare, dopo circa 15 anni che non osavo utilizzare il trabiccolo, presi la mountain bike che possiedo ormai da 25 anni, cambio in cemento armato e sella in eternit, e tutta baldanzosa mi avviai verso il Naviglio.
Il famigerato Naviglio.
Non sapevo cosa fosse e nemmeno dove fosse, sapevo solo che era nei dintorni di casa mia.

Era una mattina di fine estate, partimmo alla volta di questa nuova avventura io e la mia comodissima attrezzatura, che vantava una borsetta da bici dimensione volo intercontinentale, due borracce, un antivento (o era antipioggia, tutt’ora non li distingo), occhiali da sole con 3 tipi di lenti, fazzoletti di carta (piangere è sempre in agguato), e il burro cacao per il sole.

Trovai relativamente subito il Naviglio, e già mi si presentò un problema.
Vado a destra o a sinistra? Ma è a senso unico? Ma passano le macchine? Vabbè vado a destra e provo ad arrivare a quel ponte laggiù.

Superai il primo ponte, poi anche il secondo, e pensai “ragazza, sei messa bene, ma di che cosa avevi paura?”.
Rinnovata di tutta questa nuova autostima, decisi di riprendere la strada verso casa, certa di aver compiuto un’impresa che mi sarei ricordata per sempre: il mio primo giro in bici.

Arrivai a casa e controllai subito l’app che usavo all’epoca, i numerini mi davano dipendenza, se per qualche motivo l’app si fermava e non tracciava l’allenamento percepivo quasi di non averlo fatto.

E lì capii la gravità della situazione, madida di sudore, stanca e affamata dopo il mio primo vero giro in bici…

Avevo fatto OTTO chilometri.

Chiaramente serviva un intervento, e anche questo mi portò alla scelta di cui vi ho già parlato, l’allenatore.
Quando raccontai a lui di questa impresa al limite della qualifica al giro, trattenne a stento la derisione, ma mi venne incontro, mi aiutò nella scelta della mia prima bici da corsa e iniziammo i veri allenamenti di ciclimo.

Ma cosa differisce un ciclista che passeggia da uno che si allena?

– Innanzitutto la sanità mentale, che se decidi di salire su una bici da corsa puoi essere certo che è venuta meno

– La bici vale più del cellulare, ma tua moglie non lo deve sapere. Nel mio caso sono io la moglie, credetemi è un casino

– Le scarpe sono attaccate ai pedali. Sì. Anche io ho fatto quella faccia quando l’ho saputo

– L’abbigliamento deve essere consono allo scopo, quindi la polo in cotone misto disagio sociale dell’oratorio non è adatta, ci vuole la magliettina tecnica, meglio ancora il kit bici, che vorremo mica fare distanze folli come gli OTTO chilometri senza il fondello nei pantaloni?

– Sotto i pantaloni da bici NON si devono mettere le mutande. Penserete che è scontato, e invece no, l’ho capito a caro prezzo, non credo qui nessuno voglia entrare nei dettagli

– Bisogna bere, spesso, e senza fermarsi, altrimenti addio allenamento, e tutti subito a sognare lo scambio storico di borraccia tra Coppi e Bartali, quando la verità è più simile a quando ti passano la Tachipirina perché hai la febbre a 43 e ti cade il bicchiere, e sai che la tua ora è giunta

– Gli automobilisti ti odiano, senza un reale motivo, e se fai come me che li insulti appena si allontanano, accetta un consiglio: non fare come me

Ma c’è anche una parte bellissima dell’andare in bici: il senso di libertà.
Quando sei tu e le tue due ruote, a quella velocità in cui senti che puoi andare avanti a lungo e goderti ogni pedalata, la strada è liscia e c’è poco traffico, il sole scalda ma non troppo, pensi che il mondo sia un posto alla fine anche bello, e ti viene voglia di pedalarlo tutto.

Ma hai fatto i conti senza l’oste. Quando vivi come me nella Pianura Padana non tieni conto che il mondo contiene delle insidie, amore/odio di tutti i ciclisti…

…le salite.

Ma ne parleremo un’altra volta, il solo pensiero mi evoca un attacco d’ansia, e come mi diceva il capitano della mia squadra, “guarda lassù quando la strada sale e non sai ancora quanto dovrai soffrire, c’è il panic attack che ti aspetta!”

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