Il primo allenamento: nuoto

Non aspettare il momento giusto per fare le cose.
L’unico momento giusto è adesso.

Questa volta, perlomeno, avrei saputo cosa mettermi: il costume!
Una persona “normale” lo indossa senza farsi la minima paranoia. Per me, affetta da “ansia da osservazione” (cioè quando sei convinto che tutti guardino solo la tua cellulite), costituiva un grosso problema.

Ah dimenticavo: il primo allenamento si sarebbe svolto in gruppo, nella fascia oraria di allenamento di tutta la squadra.

Ripeto: insieme a TUTTA LA SQUADRA.

Arrivo con mezz’ora di anticipo: alle 6.30 sono già nel parcheggio della piscina. Per capire da dove si entri pedino un paio di zaini Ironman Maiorca e mi introduco di soppiatto negli spogliatoi.
Lì trovo una ragazza con gli occhi azzurri, amichevole e gentile, il che mi fa pensare che la situazione non sia poi tanto male.
Quella ragazza sarebbe diventata un’amica importantissima, ma di lei vi parlerò in altri contesti, merita più spazio.

Vabbè, bando alle ciance: una volta messo il costume, raggiungo il bordo vasca.
Lì sento una voce urlare il mio nome, l’effetto è tipo “Fantocci, venghi, venghi qui”. E’ il mio allenatore.
Così, attraversando tutto il piano vasca, mi dirigo verso la Corsia 1, luogo di tante avventure, dove si crede che nuotino solo gli scarsi, ma non è vero: è più una corsia di protesta e di rivalsa, dove stai se sei lento, se sei infortunato, se torni dopo uno stop di anni, se ti hanno cacciato da tutte le altre corsie.
Insomma, la corsia Ufficio Sinistri.

Sopravvivo in qualche modo all’imbarazzo della situazione e mi calo lentamente in acqua (no, non mi tuffo, lo stile “porta che cade orizzontale nell’acqua” non avrebbe fatto una buona impressione).
Inizio a nuotare? Come? “Te nuota”, mi dice l’allenatore.
E io nuoto, e la ragazzina dagli occhi blu è al mio fianco, una, due, tre, 60 volte. Ma quante volte mi ha doppiato?

Scopro quindi che l’aver iniziato a nuotare da bambina mi ha portato ben pochi vantaggi. Il nuoto del triathlon è molto diverso dal nuoto standard, e tra una bracciata e l’altra mi vengono spiegate tante cose, che poi negli anni si riveleranno tutte verissime.

Nuoto (N) VS Nuoto Triathlon (NT)

N: si nuota in piscina
NT: si nuota ovunque, anche nelle pozze melmose come l’Idroscalo. Anzi, sembra che la schifosità dell’acqua garantisca più punti rank.

N: assenza di correnti e onde
NT: presenza, spesso e volentieri, di onde naturali e di quelle artificiali create dai motoscafi del soccorso, insieme al profumo di carburante che non ti lascia mai, dalla partenza all’arrivo.

N: c’è la riga a fondo vasca per mantenere la direzione
NT: se siete credenti pregate, altrimenti seguite i talloni di quello davanti, sperando non si perda. Oppure aspettatevi di ritrovarvi in mezzo al mare a domandarvi con un altro disperato come voi “ma dove cappero siamo?”.

N: si nuota in corsia in un massimo di 8-10 persone, c’è spazio per nuotare correttamente
NT: sembriamo tanti tonni ripescati, schiaffi dappertutto, calci laterali per farsi spazio, occhialini che saltano, gente che ti nuota sopra o sotto o in diagonale, il tutto in carenza di ossigeno e di voglia di vivere. La tecnica di nuoto è quella del pesce rosso quando il gatto cala la zampa nell’acquario.

N: si nuota in maniera regolare dosando adeguatamente lo sforzo
NT: ci si rassegna a un continuo picco di battiti, prima per difendersi dalla tonnara, poi per picchiare quello che ti taglia la strada alla prima boa, poi per picchiare un altro alla seconda boa, poi per risalire dalla buca di sabbia in cui si cade uscendo dal mare, poi per arrivare in zona cambio mentre corri/ti spogli/ti si incastra la cerniera della muta/ce la fai da sola sennò ti squalificano/la tua vicina di casa culona che odi ti sorpassa/la riprendi/ti cadono gli occhialini e riprendili sennò muore qualcuno/arrivi alla bici.

Devo dire che è uno sport molto rilassante.

Se però si oltrepassano questi piccoli ostacoli di nessuna importanza, si ha la possibilità di nuotare in posti meravigliosi, laghi cristallini e mari con fondali da film.
Io ero una di quelle che diceva “non nuoterò mai in un lago”. Ora non potrei stare senza. Anzi.
Se andiamo per l’aperitivo io lo spritz lo vado a bere al largo, così mi bullo con tutti gli amici terrestri che io posso arrivare fin lì e loro no, gne gne.

Ormai quando vado al mare porto sempre anche muta, cuffia e occhialini, mi vesto sul bagnasciuga come se dovessi fare la Manica a nuoto. Tutti mi guardano come si guardano i matti un minuto prima che vengano rinchiusi, e parto, alla volta della boa di sicurezza, avanti e indietro da lì alla riva cento volte, per non farmi staccare la testa da un pedalò.

Pedalò nel quale, di sicuro, ci troverei la mia vicina di casa culona che mi ha superato in gara.

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