La conversazione con l’allenatore

Ti sei criticato per anni e la cosa non ha mai funzionato.
Prova invece ad apprezzarti e guarda cosa accade.

E adesso? Come mi vesto? Non ho niente da mettermi!!
Ah ma devo vedere l’allenatore, forse non è poi così importante farmi bella.
Oddio, qualcosa che nasconda tutta ‘sta ciccia non sarebbe male.
Ma tanto la vedrà la prima volta che mi allenerò davanti a lui.
Perfetto, mollo tutto e torno sul divano.

TROPPO TARDI.

Avevo preso questa decisione folle e sconsiderata e dovevo a tutti i costi portarla avanti.
Perché oltre che sbruffona e vanitosa sono anche una testona.

Il mio allenatore lo scelsi un po’ vintage e non particolarmente attraente, ma avevo le mie ragioni, dovendo sposarmi di lì a breve, mica potevo rischiare di avere un belloccio atletico?! Metti che poi mi innamoro, non scherziamo.
Lo scelsi anche cattivo, perché volevo qualcuno che sapesse tenermi testa, ma questo non lo sapevo mica, lo scoprii tempo dopo, con non poche sofferenze.

Un’altra cosa che non sapevo è che gli allenatori, i trainer, gli istruttori, insomma la gente di sport, quella vera, di te vuole sapere un sacco di cose.
Fu una conversazione lunga, piena di domande personali, piena di indagini, e io che mi preoccupavo mi vedesse la ciccia, questo qui mi voleva vedere anche il cervello!

“Poco male”, pensai, “se ha visto che la mia forma fisica ricorda le curve seducenti di uno scaldabagno, e ancora non mi ha mandato via, vuol dire che c’è speranza!”

Ma quindi, cosa voleva sapere di me questo allenatore?

Quali domande dovrebbe farti un allenatore al primo incontro?

Quanti anni hai?
(Stai calmo eh, adesso non è che posso fare subito sta figuraccia)

Che lavoro fai?
(Già meglio, pettino nutrie del Naviglio, 9-18)

Hai problemi di salute o infortuni pregressi di cui tener conto?
(A parte il gomito che fa contatto con la voglia di dormire h24, no, sto abbastanza bene)

Quando hai fatto le ultimi analisi del sangue? I valori erano nella norma?
(Non molto tempo fa, direi tutto bene, nel referto c’era il disegno di un biscottino)

Hai esperienze precedenti di sport?
(Spingere il carrello all’Esselunga conta? Una volta ne ho spinti due insieme)

Quali sono i tuoi obiettivi?
(Oddio, dimagrire? Fare una gara di triathlon? Farne due? Mi fermi lei quando sente l’assurdità più grossa)

E fin qui, ce la possiamo fare.
Queste sono le domande che bene o male fa qualsiasi allenatore.
Ma il mio era speciale, il mio era uno di quelli veri, quelli che le cose le vogliono fare per bene.
Per cui, andiamo avanti.

Quali sono i tuoi punti di forza nella vita?
(Riesco a mangiare 20 biscottini e poi volerne ancora altri)

Quali sono i tuoi lati deboli?
(Volere altri biscottini dopo i primi 20!! Non si vede??)

Come ti immagini tra 1 anno?
(Magra, magra?)

Quale delle tre discipline è la tua preferita?
(Sicuramente il nuoto, sono anche brava, una volta sono caduta dal pedalò e ho fatto il personal best sui 300 metri per scappare da una murena. Le murene sono davvero molto brutte, lo sa?)

Raccontami la tua giornata tipo, a che ora ti alzi, quante ore dormi, a che ora mangi.
(Dunque mi alzo alle 7.30, dormo circa 8-16 ore, mangio più o meno alle 7, alle 8, alle 9, alle 10…troppo dice?)

Se ti immagini in una gara di triathlon, quale sarebbe la tua più grande paura?
(Non sentire la sveglia la mattina della gara, è previsto nel suo pacchetto servizi che mi telefoni lei per sicurezza?)

Insomma, questo allenatore qui voleva sapere proprio tutto.
Non contento, qualche giorno dopo, pretese anche di farmi dei test, scoprendo così che la mia vera forma, sotto quella felpa, ricordava molto la sua caldaia condominiale.
Ma questo ve lo racconto la prossima volta.

Quel giorno del nostro primo incontro, prima di andare via, decisi di fare anche io una domanda…

“Allora signor allenatore, secondo lei posso davvero fare triathlon?”

“Proviamoci!”







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