I test con l’allenatore

Il passato non può essere cambiato.
Il futuro è ancora in tuo potere.

Quindi cosa mi metto?
Ancora?
Eh si, ancora, e stavolta è un casino davvero, mi devo vestire come una che fa sport, o meglio, come una che sa quello che fa!

Fortuna che avevo fatto un bel round di shopping, in un negozio per principianti molto fornito che tutti conosciamo.
Avevo preso maglie, pantaloncini, scarpe (e quest’ultimo fu un grande errore, ma lo affronteremo più avanti).
Uscii dal negozio contenta e propositiva, con tutto il mio abbigliamento colorato e coordinato, taglia “io speriamo che me la cavo”.

Arrivati all’appuntamento per i test con un po’ di anticipo, per accertarmi di non incappare nel mio solito “problemino”.
Chi mi conosce lo sa: se io mi agito, devo fare pipì.
Immaginatevi che serenità il pensiero di recarsi da uno che di lavoro fa quello che frequenta gli atleti, gente sicura e che sa stare al mondo, e dovergli dire come prima cosa: “Scusi vado un attimo a fare pipì”.

E infatti, 10 minuti dopo, dissi proprio quella frase.

Cominciamo bene, sono già in bagno a vergognarmi, figuriamoci quando uscirò da qui vestita da corsa.

Ma il coraggio non mi mancava, anche se all’epoca non avevo la minima idea di quanto ne servisse, per cui procedevo di scelta in scelta con l’innocenza di chi cammina sul bordo di un dirupo e sente da sotto una voce che grida “biscottiniiii, biscottini freschiiii”.

Bene, si comincia.

Sono vestita (in realtà ancora un po’ truccata, ma l’allenatore è maschio, non se ne accorge).
Il test di oggi prevede corsa su tapis roulant, aumentando la velocità mentre si analizza la variazione dei battiti.
Il fatto di correre sull’attrezzo del demonio un po’ mi rincuora, e quasi mi illudo di non stare per fare una figuraccia.

Ma poi mi chiede: “A che velocità corri in regime aerobico?”

Mi scusi, guardi grazie, ma io andrei anche a casa.
Non lo so!
Io non corro, mi trascino!
Mi aiuti lei, sia gentile, mi legga nel pensiero e trovi una soluzione!

Vedendo il panico impossessarsi dei miei tratti somatici, propose: “Facciamo così, comincia camminando, poi aumento io gradualmente la velocità”.

Già lo amavo.

Ma poco dopo cambiai radicalmente idea.

Non sto a dilungarmi su ogni aumento di velocità, posso solo dire che mi passò davanti tutta la vita mia, la vostra, quella del gatto e del vicino di casa.

Il risultato del test fu chiaro e inappellabile: serviva un miracolo.
Ma l’allenatore aveva già deciso di aiutarmi, e per gentilezza o forse compassione, non fece trasparire alcun giudizio.

“Vai pure a cambiarti”, mi disse, “ti aspetto fuori”.

Parole di grande sollievo, pensai.
Ciò che non sapevo è che là fuori c’erano delle persone.
Degli atleti.
Che l’allenatore ci teneva molto a presentarmi.
Uno tra tutti, un tizio abbronzato, alto e magro come le penne Bic.
Si presentò ma non disse il nome, mi chiese se fossi una ipotetica nuova leva della squadra, dissi di sì, poi salutai tutti e me ne andai.

Uscendo dall’edificio capii immediatamente chi fosse quel tizio abbronzato.
La sua faccia era appesa al cancello della società, su uno striscione dimensione “non puoi non vedere questo striscione”.
La scritta citava una vittoria, in una gara Ironman, disciplina della cui esistenza scoprii esattamente in quel momento cercando su Google.

Ah ecco, pensai, potevo magari fargli le congratulazioni, che figuraccia, ma io non avevo visto il cartello!
E poi fino a ieri prendevo la macchina anche per arrivare dal tavolo della cucina al divano, cosa possono saperne io di sport e di sportivi!
Pazienza dai, che vuoi che sia, tanto figurati se lo rivedo, questo mica si mescolerà con gli amatori.

E invece era uno che si mescolava e volentieri, era niente di meno che il capitano di tutta la squadra di triathlon.

Indovinate un po’ chi?
Io non ve lo dico, per vendetta del fatto che nessuno lo disse a me!



3 thoughts on “I test con l’allenatore”

  1. Perché il test era podistico, altrimenti sai che parola ti meriteresti vero?
    Sei una “ciclomale”! ???

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